Comunicato Stampa

La zampogna al tempo delle elezioni; ovvero, come si possono mortificare una cultura e una tradizione nobilissime sull’altare del voto e del protagonismo.

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Qualche giorno fa, nel corso di una conferenza stampa appositamente indetta a San Polo Matese – tra il Sindaco del Comune stesso, il Governatore Iorio e il Presidente della Provincia di Campobasso De Matteis, presenti anche il Presidente del Consiglio regionale Picciano e l’accreditato “zampognista” Piero Ricci – è stato sottoscritto il protocollo d’intesa per la realizzazione del progetto d’iniziativa regionale(?) -l’interrogativo è d’obbligo- intitolato Il respiro della montagna e finalizzato alla produzione di una “nuova zampogna standard”.

Nel sentire la notizia, la tempistica e il parterre coinvolto hanno suscitato in chi scrive l’immediata riflessione che ho sintetizzato nella frase di apertura; e se, come si suole dire, la prima impressione è quella che conta, il futuro del paese matesino atteso dalla ipotizzata industria zampognara appare alquanto fumoso e incerto perchè si sa che le promesse pre-elettorali assomigliano molto a quelle dei marinai.

Il punto però è un altro e, quale che sia il destino del progetto, la filosofia che lo permea e le motivazioni addotte a sostegno della tanto reclamizzata standardizzazione della zampogna e della sua produzione non possono comunque passare sotto silenzio. Perchè denotano e svelano tutta la pochezza della considerazione e della comprensione che certi mentori dell’otre hanno della cultura cosiddetta subalterna e, nello specifico, di una delle sue espressioni più antiche e affascinanti.

Perchè ignorano, scientemente, che un progetto serio, di respiro regionale, sullo sviluppo della zampogna come patrimonio della regione non può prescindere – se vuole essere tale – da una tradizione artigianale e da un polo di eccellenza della cultura degli aerofoni a sacco qual’è Scapoli, sulla cui scia e grazie al cui esempio, intorno alla zampogna non si è solo risvegliato un enorme interesse di portata nazionale e internazionale ma si sono attivate, anche in altri luoghi della regione iniziative di recupero e di innovazione musicale e di strumenti che si davano per persi o dimenticati. Mi riferisco in particolare alla scupina – detta di Fossalto ma che interessa un’area circostante più vasta – recentemente recuperata e ricostruita grazie all’impegno di Giancarlo Petti di Montefalcone nel Sannio, alla sordellina dalle strabilianti sonorità, opera del musicista di Castelnuovo al Volturno Lino Miniscalco, al rilancio dell’uso musicale della zampogna a Riccia grazie al musicista e compositore Giuseppe “Spedino” Moffa.

Perchè sono, quindi, un vero e proprio schiaffo a intere generazioni di suonatori e costruttori e ad una modalità d’intendere e fare musica – che, rispetto a quella cosiddetta “colta”, non è un minus ma è altra – e, al tempo stesso, a quanti in questa regione studiano, recuperano, innovano e inventano, in silenzio e senza chiedere nulla. E questo schiaffo è ancora più immorale, ingiusto e inaccettabile se si considera che, mentre per giustificare il finanziamento (o la promessa di finanziamento) a qualcuno ci si inventa progetti ammantati di “nobili respiri”, si lasciano privi di risorse i corsi per zampogna e ciaramella che, come quelli che da anni si tengono a Scapoli, non ricevono fondi regionali da almeno un triennio e si riduce ai minimi termini l’entità del

contributo per un evento come la Mostra Mercato e Festival Internazionale della Zampogna che ha alle spalle una storia ultra trentennale.

Inoltre, mettendo sotto processo la zampogna tradizionale – cosa ancor più grave e culturalmente inaccettabile – si pone l’azione della Regione nel campo della tutela e della promozione delle proprie tradizioni culturali, in una direzione del tutto opposta ai principi di salvaguardia del patrimonio culturale immateriale sanciti nella Convenzione UNESCO recepita con legge del Parlamento italiano. Le affermazioni che abbiamo letto al riguardo sono illuminanti e preoccupanti. Ha, infatti, dichiarato tra l’altro il Governatore nel suo intervento alla conferenza stampa: “questo progetto mira a fare della zampogna, quale nobile respiro della montagna molisana, uno strumento vero e proprio …”. E, di rincalzo, il Sindaco di San Polo: “a San Polo Matese nascerà uno strumento … che sarà uno strumento musicale vero e proprio. Attualmente, infatti, la zampogna non è uno strumento musicale a tutti gli effetti”.

Si può anche capire che chi è stato da poco tempo folgorato sulla strada di Damasco (pardon, della zampogna) tante cose non le sa, ma come si può affermare con tanta sicumera che la zampogna – quella che tutti conosciamo – non è uno strumento musicale vero e proprio ? Vero e proprio, in che senso ? rispetto a cosa ? a quale musica e a quale repertorio ? Se lo sono chiesto o si sono limitati a recepire la velina di qualche suggeritore un po’ sprovveduto(per non dire diabolico) come quello che ha fatto dire alla nota Ministra che i neutrini hanno viaggiato in un tunnel tipo TAV da Ginevra al Gran Sasso ?

Ma lo sanno il Governatore del Molise e il Sindaco di San Polo che lo strumento con l’otre, anzi questo “non-strumento” musicale fa musica da almeno un paio di migliaia di anni, che nella Roma imperiale, dove lo chiamavano utriculus, veniva suonato nelle taverne della Suburra – dove notoriamente il respiro era meno nobile di quello della montagna – e che ne fu affascinato perfino un imperatore come Nerone ?

Lo sanno ancora che, seguendo un percorso che è tutto il contrario della standardizzazione, lo stesso non-strumento riuscì a inserirsi in un contesto talmente ampio da diffondersi in tutta Europa e nei Paesi del Bacino del Mediterraneo in una grande varietà di tipi e modelli, ognuno dei quali esprime e identifica la cultura, musicale e non solo, del territorio di appartenenza ?

Purtroppo questa varietà che è ricchezza, patrimonio collettivo prezioso, nella “filosofia” del progetto matesino diventa invece motivo d’impaccio e il livellamento, l’uniformità, il modello unico (come il pensiero unico), vengono magnificati come la “nuova frontiera” dell’identità molisana.

Che ne è, in questa visione superficiale, retorica e vuota, del retaggio culturale di secoli di sapere artigianale che i costruttori di zampogne – di Scapoli come delle altre regioni centro-meridionali – hanno preservato, arricchito e tramandato, consegnando al nostro tempo, omologante e smarrito, uno strumento capace di ritessere la trama dei legami di ognuno con le proprie radici ?

La risposta possiamo trovarla nelle parole dello stesso Governatore il quale, sempre a San Polo, ha precisato: “Partiamo dunque dall’esperienza di Piero Ricci (…) . A sua volta il Sindaco di San Polo parla di creare nell’area matesina “un’industria che possa realizzare la nostra zampogna standard da esportare in tutto il mondo”.

E così, se qualche sprovveduto -come chi scrive- si fosse illuso che si potesse cominciare a parlare di dar vita a una qualche forma di tutela e di sviluppo della liuteria molisana in generale e dell’artigianato artistico (tipico) della zampogna in particolare -con una legge regionale ad hoc- con questo progetto, che mi pare più “ad personam” che “ad utriculum”, è avvisato da che parte soffia il vento.

Da quanto detto sin qui, qualcuno potrebbe essere indotto a ritenere che il Circolo della Zampogna abbia della tradizione una visione statica, chiusa ad ogni cambiamento e ancorata a concetti di purezza e autenticità che pure circolano tra gli

appassionati di folklore e di cultura popolare. Sia chiaro che non è così e oltre vent’anni di attività “dalla parte dell’otre” testimoniano, in maniera chiara ed inequivocabile, che tutte le iniziative ideate ed attuate dall’associazione scapolese sono state sempre condotte lungo il binario della tradizione e dell’innovazione, nella consapevolezza che il vecchio vive solo nel nuovo e che ciò che chiamiamo tradizione è tale perchè tradotto nel presente e recepito di volta in volta dalla contemporaneità che lo fa proprio adattandolo al proprio tempo e alle proprie esigenze. Di sicuro, però, il Circolo della Zampogna nel muoversi lungo il delicato crinale sul quale si trovò nel decidere di fare uscire la zampogna dal mero ambito natalizio in cui era relegata (oltre che da un certo stato di sudditanza musicale e culturale nei confronti di più celebrate e blasonate cornamuse), non l’ha mai processata né disconosciuta come strumento musicale solo perchè questo o quel suonatore suonava stonato o perchè lo strumento non era stato concepito per suonare in un’orchestra classica. Ne ha invece esaltato l’alterità, sia pure stimolandone miglioramenti e incoraggiando e veicolando tutte le innovazioni tecniche che le esigenze e il gusto musicale dei nuovi zampognari richiedevano. Ne ha recuperato e ampliato le occasioni d’uso, entrando con rispetto nel mondo in cui era sopravvissuta e costruendo su di esso un innovativo progetto di sviluppo sociale, economico e culturale del territorio, quel Vivere con la Zampogna, finanziato con i fondi del Programma Comunitario LEADER, che ha contribuito in maniera determinante a fare esplodere il fenomeno zampogna e a fare del Festival Internazionale di Scapoli un evento quello sì di “caratura artistica nazionale e internazionale”. In quanto poi alla “fissa” dell’orchestra, che sembra essere la meta più ambita, quasi l’obiettivo primario della nuova zampogna, va detto che il primo a portare la zampogna nell’orchestra (e non era ancora zampogna standard) è stato proprio il Circolo. Per quanti l’avessero dimenticato, in questi tempi di memoria corta, fu nelle edizioni 2000, 2001 e 2002 del Festival Internazionale della Zampogna in cui con l’Orchestra Regionale del Molise (diretta dal M° Franz Albanese), alcuni solisti tra cui lo stesso Piero Ricci eseguirono musiche originali e inedite commissionate appositamente a compositori, molisani e non, di acclarato prestigio. Inoltre, da cultori della tradizione, innovatori, quali noi del Circolo siamo sempre stati, negli stessi anni di orchestra ne creammo anche una esclusiva per il Festival: La Mainarda, così chiamata in omaggio alle montagne che sovrastano Scapoli, costituita di volta in volta da un esuberante e variegato ensemble di musicisti e strumenti musicali, popolari e non, sia locali che italiani e stranieri. Qualche anno prima, sempre in occasione del Festival, avevamo presentato al pubblico l’intrigante incontro tra le atmosfere jazz di Franco D’Andrea e la timbrica struggente della zampogna a paro di Orazio Corsaro. Per chi ama vivere solo del proprio presente tutto questo è solo storia; per il Circolo della Zampogna e, crediamo, per quanti amano la zampogna e questa terra è la preziosa eredità di un impegno e di una passione che continuano.

il Presidente Scapoli, 1° ottobre 2011 Antonietta Caccia

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